La direzione non porta mai al nuovo

scritto da Insideyou
Scritto 8 anni fa • Pubblicato un'ora fa • Revisionato un'ora fa
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Testo: La direzione non porta mai al nuovo
di Insideyou

Quando il diverso non è una scelta, un rifugio o una reazione;
quando ciò che c’è stato prima non è più lo stesso e non determina ciò che accade;
quando si è in grado di osservare sé stessi in silenzio, senza reagire al visto con la condanna, l’accettazione, la giustificazione o la coercizione;
quando si ascolta il proprio rumore interiore dalla profondità vasta dell’attenzione ogni volta come fosse l’unica e quando la creatività della gioia non è più contaminata e violata dall’espressione del pensiero che intende a tutti i costi manifestarla per identificarsi in essa, allora c'è spazio per il sempre nuovo.

Qual è il movimento che regola l’atomo e la galassia? E qual è il movimento che regola l’osservatore che vede e che misura sé stesso dal e nel mondo che lo contiene? Che distanza c’è tra l’atomo, la galassia e l’osservatore? Lo spazio di queste distanze è nel tempo che intercorre nel percorrerle? E questo tempo è misurabile con uno strumento?

Accumulare conoscenza dalla parzialità limitata della memoria, conduce all’immensità? Reiterare, conduce davvero alla novità? C’è sempre qualcosa da accogliere in qualsiasi luogo, purché non ci si fermi però sempre allo stesso posto e non lo si attende perché lo si è ricercato, immaginato, sperato o desiderato. Il prendere per accumulare, è usare, l’accogliere senza trattenere, è imparare.

Puoi usare un oggetto, una tecnica, un metodo, ma puoi davvero usare una persona? O userai l’idea che hai di quella persona, usando di fatto ancora te stesso?

Dovrai accogliere il pianto, la gioia, il dolore, la sofferenza, la felicità, la bellezza, la disonestà, la brutalità, la semplicità, la dolcezza, la sincerità, senza separare o trattenere mai nulla: solo in tale accuratezza potrai accogliere il sempre nuovo per imparare, senza misurarlo più, che significa violarlo.
Osserverai così dunque che potrai essere amore vero solamente se non c’è più distanza tra colui che desidera amare o essere amato e l’amore, perché in quell’intervallo sovviene sempre il movimento temporale dell’avidità che vuole arrogantemente attrarre a sé il sublime: solo senza lo spazio del cosciente, quel vuoto vasto senza rumore alcuno potrà accogliere l’immensità del silenzio, perché ogni limite sarà davvero finito e con esso la paura di non essere ciò che la mente ha sempre cercato di divenire.

Negare sé stessi non è però una rinuncia, ma è vedere il vero del falso in azione, senza compiere più dunque nessun movimento per direzionarsi.

La direzione non porta mai al nuovo testo di Insideyou
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